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04/05/2026
Presentato in Senato il rapporto "Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera bufalina", realizzato in collaborazione con Symblola, Banca Campania Centro e BCC Magna Graecia

Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera Bufalina è un lavoro promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino, BCC Magna Grecia, costruito con il coinvolgimento diretto di Coldiretti e Confagricoltura e di numerose imprese della filiera. Il rapporto analizza soluzioni e tecnologie innovative per accompagnare la decarbonizzazione della filiera bufalina della Piana del Sele, trasformando le criticità in opportunità di crescita e valorizzazione.

Il report è stato presentato, presso la Sala Caduti di Nassirya presso il Senato della Repubblica Italiana, su iniziativa del senatore Luca De Carlo, Presidente IX Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare del Senato della Repubblica. Ha aperto i lavori Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola. Ha presentato il report Marco Frey, Presidente Comitato Scientifico Fondazione Symbola. Ne hanno discusso Maria Carmela Serluca, Assessore all'Agricoltura Regione Campania; Giuseppe Tuozzo, Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Magna Grecia; Camillo Catarozzo; Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Campania Centro; Rosario Pingaro, Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Capaccio Paestum e Serino. Ha concluso la conferenza Luca De Carlo, Presidente della IX Commissione permanente (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare). Ha moderato i lavori Tessa Gelisio, Autrice e conduttrice televisiva.

Il progetto “Filiere Sostenibili della Piana del Sele”, avviato nel 2024, nasce con l’obiettivo di individuare soluzioni e tecnologie in grado di rendere le filiere agroalimentari campane più sostenibili e, quindi, più competitive. Il progetto ha visto la realizzazione di un primo studio dedicato alla IV Gamma, l’attenzione si concentra in questo report sulla filiera bufalina, analizzata per delineare percorsi innovativi di sviluppo sostenibile, con un focus specifico sulla realtà della Piana del Sele. In questo quadro, la sostenibilità si configura sempre più come un fattore determinante di qualità e valore, come evidenziato anche dallo studio di Fondazione Symbola e IPSOS “Sostenibilità è qualità”.

Il report presentato è stato sviluppato attraverso un’attività di desk research finalizzata a individuare soluzioni già disponibili sul mercato per favorire la decarbonizzazione della filiera e rafforzarne qualità e competitività. A questa analisi si è affiancato un ciclo di interviste a esperti, operatori e associazioni di categoria del territorio, utile a ricostruire lo stato dell’arte nella Piana del Sele e a valutare il livello di adozione - o di adottabilità - delle soluzioni individuate.

Il lavoro, infatti, non si limita a indicare interventi potenzialmente efficaci, ma contribuisce a creare le condizioni per la loro concreta diffusione: alla mappatura tecnica affianca un plafond dedicato di 30 milioni di euro, messo a disposizione dalle tre banche promotrici a tassi agevolati, con l’obiettivo di ridurre le barriere all’investimento e accelerare l’implementazione degli interventi lungo l’intera filiera.

La filiera bufalina rappresenta un’arteria fondamentale del comparto lattiero-caseario italiano che, a sua volta, si configura come uno dei settori di primaria importanza nel sistema agroalimentare nazionale. Le condizioni climatiche e di allevamento adeguate e favorevoli hanno trasformato il nostro Paese in un habitat ideale per le bufale, tanto che si è giunti all’identificazione di una vera e propria razza a sé: quella della “Bufala mediterranea italiana”, riconosciuta ufficialmente nel 2000 dal MiPAAF.
Nel nostro Paese è presente circa l’1% del patrimonio bufalino mondiale e il 95% di quello europeo. In Italia si contano circa 435.000 capi bufalini; di questi, circa tre quarti sono allevati in Campania e la Piana del Sele vanta oltre il 25% del totale degli allevamenti e il 30,8% dei capi presenti in Campania. La produzione di latte è l’orientamento primario degli allevamenti italiani di bufala (oltre il 70%). Il principale prodotto derivante dal suo impiego è la mozzarella, nata in Campania secoli fa e divenuta nel tempo uno dei prodotti caseari più amati dai consumatori di tutto il mondo. Altri prodotti di bufala tipici (sia formaggi che latticini) sono la burrata, la ricotta, lo stracchino, la scamorza e il mascarpone. Ogni prodotto alimentare è il frutto di un percorso unico, con caratteristiche e tratti distintivi legati alla specifica filiera agroalimentare di appartenenza, ovvero all’insieme di tutte le fasi e i processi che portano il prodotto dalla terra alla tavola, dalla produzione delle materie prime fino al piatto del consumatore. In questa indagine, l’analisi si concentra sul comparto della produzione e trasformazione del latte di bufala, escludendo invece quello relativo alla produzione di carne. Cuore della ricerca, in linea con la struttura del lavoro già realizzato per la filiera della Quarta gamma, è l’analisi di sei macro-dimensioni che abbracciano l’intero ciclo produttivo: dalla sostituzione e riduzione dell’uso di sostanze chimiche alla gestione efficiente della risorsa idrica, dalla tutela del suolo e della biodiversità alla riduzione delle emissioni climalteranti, fino al recupero e valorizzazione dei sottoprodotti e all’adozione di packaging sostenibili, senza trascurare l’aspetto trasversale del benessere animale. Riguardo il tema delle emissioni, nel report vengono citati studi relativi all’analisi delle emissioni della filiera della Mozzarella di Bufala Campana DOP – il prodotto più iconico della filiera bufalina italiana – secondo cui, i foraggi coltivati per l’alimentazione delle bufale sarebbero in grado di compensare la CO2 emessa lungo il processo produttivo della Mozzarella DOP. Questo risultato, se confermato, offrirebbe la base per valorizzare il prodotto bufalino sul mercato globale come simbolo di qualità e di responsabilità ambientale. Nel campo della gestione idrica, soluzioni come la microirrigazione, i sistemi di recupero e riutilizzo delle acque reflue e le tecnologie di sanificazione a base di ozono consentono di ridurre drasticamente i consumi e gli sprechi in tutte le fasi della filiera, con vantaggi ambientali, economici e produttivi.
Allo stesso modo, l’adozione di impianti agrivoltaici, collettori solari ad aria, raffrescatori evaporativi, le pompe di calore ad alta efficienza, spazzole non elettriche e sistemi di refrigerazione a basso impatto ambientale contribuisce alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti, assicurando al contempo condizioni di lavoro migliori per animali e operatori. La valorizzazione dei sottoprodotti (letame, liquami, siero, latticello) attraverso micro-impianti di compostaggio, impianti di biogas e biometano, nonché la diffusione di imballaggi ecosostenibili per i prodotti finali, rappresentano l’ultima tessera di un mosaico virtuoso che dimostra come la sostenibilità possa diventare leva di efficienza, innovazione e valore. In conclusione, questo lavoro non si limita a mappare le tecnologie disponibili, ma fornisce una base operativa per passare dall’analisi all’adozione.

“Il riconoscimento dell’UNESCO alla cucina italiana – dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola - certifica un vantaggio competitivo fatto di cultura, saperi, territori e comunità, che va preservato come investimento sul futuro. In questo quadro si inserisce la filiera bufalina, eccellenza del Made in Italy nel mondo, con prodotti distintivi come la Mozzarella di Bufala Campana DOP.
Oggi questa filiera, come evidenziato nel rapporto, si confronta con la sfida della transizione verde, resa ancora più urgente dall’instabilità dei costi energetici e delle materie prime, e da un nuovo orientamento dei mercati che associano sempre più la sostenibilità alla qualità di beni e servizi. Puntare sulla sostenibilità vuol dire quindi aiutare questo tessuto imprenditoriale a diventare più autosufficiente, competitivo, a misura d'uomo e per questo più capace di futuro.”

“Il comparto bufalino è un settore strategico della nostra economia – dichiara Camillo Catarozzo, presidente BCC Campania Centro - profondamente radicato nella storia produttiva del territorio e ancora oggi centrale per il suo sviluppo. È un patrimonio che deve rimanere tale anche nel futuro, attraverso un percorso di ulteriore innovazione e miglioramento, capace di coniugare qualità, sostenibilità e competitività. In questa filiera i giovani possono trovare un’ulteriore e significativa àncora territoriale, una possibilità concreta per costruire qui il proprio futuro professionale e imprenditoriale. Per sostenere davvero questa prospettiva, tuttavia, è indispensabile rafforzare le infrastrutture logistiche e promuovere una più forte capacità di fare sistema tra tutti gli attori coinvolti. È su questa alleanza che si gioca la possibilità di accompagnare una grande eccellenza del territorio verso nuove sfide e nuove opportunità.”

“Lo sforzo delle banche promotrici e della Fondazione Symbola – dichiara Rosario Pingaro Presidente BCC Capaccio Paestum e Serino - è quello di individuare innovazioni tecnologiche capaci di rendere gli allevamenti bufalini sempre più compatibili dal punto di vista ambientale e, allo stesso tempo, più efficienti sotto il profilo produttivo. Un’innovazione che non nasce sempre nei laboratori, ma che spesso è anche ‘combinatoria’: frutto del trasferimento alla filiera bufalina di esperienze e soluzioni maturate in settori completamente diversi”.

“Con questo rapporto – dichiara Giuseppe Tuozzo, Presidente della BCC Magna Grecia – vogliamo offrire alle imprese della filiera bufalina della Piana del Sele uno strumento concreto per trasformare la sostenibilità in un vantaggio competitivo. La transizione ecologica non è un costo da subire, ma un percorso di innovazione che migliora efficienza, qualità e resilienza, rafforzando il legame tra produzione, territorio e comunità. Come Credito Cooperativo siamo accanto agli allevatori e ai trasformatori con competenze, ascolto e un plafond dedicato per sostenere investimenti in energia rinnovabile, gestione efficiente delle risorse e valorizzazione dei sottoprodotti, perché la crescita di questo comparto passi dalla capacità di fare rete e di guardare al futuro”.

Il rapporto si può scaricare su www.symbola.net